Subject: il quadrato di nove punti



Conoscete la soluzione del problema del quadrato di nove punti?
Ne parla Paul Watzklawicz in Change (:
"Quasi tutti quelli che cercano di risolvere questo problema introducono come parte della soluzione del problema una ipotesi che invece rende impossibile la soluzione. L'ipotesi è che i punti formino un quadrato e che la soluzione si debba trovare dentro tale quadratto, una condizione autoimposta che non viene certo data nelle istruzioni. La soluzione consiste nell'abbandonare il campo. Non è la stessa cosa se ci consideriamo pedine di un gioco le cui regole chiamiamo realtà, oppure giocatori del gioco di cui sappiamo che le regole sono reali sono nella misura in cui le abbiamo stabilite e accettate."
(Watzklawicz-Weakland-Fish: Change, sulla formazione e soluzione dei problemi, Astrolabio, 1974, pag. 39-40)


1. né governo né opposizione

Ho atteso a lungo prima di scrivere questo messaggio perché non mi piace essere identificato come un annunciatore ...

di disgrazie. Ciò non corrisponde né al mio spirito né alla mia intenzione. Oggi, due settimane dopo, mi permetto di condividere con ricombinanti e neuroverdi la mia opinione, le mie previsioni e anche la mia proposta.

IMHO il risultato delle elezioni politiche in Italia inaugura una situazione in cui non solo sarà molto difficile governare per la maggioranza di centrosinistra, ma sarà quasi impossibile fare opposizione sociale, esercitare una pressione che restituisca al lavoro ciò che il profitto e la rendita gli hanno sottratto negli ultimi quindici anni (non solo negli ultimi cinque). Persino gli aspe...

tti più brutti introdotti nella passata legislatura saranno difficili da rimuovere.
Qualcuno può credere che ci saranno le forze per rovesciare la logica delle legge 30?
Per cancellare l'infamia dei CPT? O che si potranno ridurre i finanziamenti alla scuola privata per restituire risorse alla scuola pubblica e alla ricerca?
O che ci saranno le condizioni di modificare il sistema comunicativo cancellando la legge Gasparri e introducendo il principio della comunicazione come diritto sociale?
Mi fermo qui, ma se volete potete continuare.

Il problema non è che non esistano i numeri in Parlemento (che sono esigui ma grazie alla porcata Calderoli potrebbero bastare). Il punto è che la coalizione di mafia dopo cinque anni di governo (di quel governo), ha mantenuto le sue posizioni del 2001, mentre negli altri paesi europei chi governa perde voti. In questo senso sarebbe opportuno riconoscere, (per un problema di igiene mentale e di realismo politico) che la destra ha costruito un'egemonia culturale profonda, e quindi vinto sostanzialmente le elezioni, anche se il centro-sinistra le h...

a vinte formalmente e quindi ha diritto a formare un governo e provare a governare.

La previsione è che il rapporto di forza sociale non renderà possibile una (indispensabile) politica di redistribuzione del reddito, di democratizzazione del sistema di comunicazione, di accoglienza e di integrazione dei migranti. Questo rapporto di forza è frutto della subalternità alle politiche liberiste che da venti anni paralizza l'iniziativa della sinistra, ed è frutto di decenni di dittatura mediatica di fronte a cui la sinistra non ha mai mosso un dito, e di cui si è anzi fatta a più riprese complice attiva.

E' tale la fragilità del governo Prodi, e a tal punto l'aggressività della destra è destinata a crescere (attenzione alla piazza di destra, nei prossimi mesi, soprattutto nel nord-est e a Roma), che non ci sarà spazio per un'offensiva sociale sul reddito, né ci sarà spazio per uno spostamento di risorse dal monopolio televisivo verso il circuito di comunicazione sociale. Insomma se non vogliamo che il governo Prodi crolli (con quel che segue) dovremo starcene buoni.


2. un problema europeo

E allora?
La mia conclusione non è pessimista come l'analisi. Al contrario, dato che non tutto il male vien per nuocere (e chi si loda s'imbroda e chi fa da sé fa per tre), da questa debacle della sinistra italiana potrà venire fuori un risultato straordinariamente positivo se sapremo cambiare lo scenario, uscendo dal perimetro come suggerisce Watzklawicz.
Dopo venti anni di mutazione antropologica pilotata da Dell'Utri Previti e Confalonieri, questo paese non ha più le risorse intellettuali, sociali e politiche per reagire all'infezione. Ma questo è un problema europeo, non italiano.
L'Italia è un paese che, dopo l'infamia del suo ventesimo secolo si avvia nuovamente a diventare (come negli anni venti) l'infezione d'Europa.
L'infezione dell'economia europea e soprattutto l'infezione della democrazia europea.

Io penso che dobbiamo abbandonare ogni pretesa di vincere la battaglia di democrazia e di giustizia sociale in Italia, ma penso anche un'altra cosa: che la debacle italiana può aprire la strada a un processo di riscrittura della Costituzione europea.
Penso che l'energia dei movimenti, costretti a rinunciare a un'offensiva sociale che potrebbe far crollare il fragile governo che fa da diga contro il dilagare definitivo della destra italiana, vada canalizzata in una direzione cento volte più appassionante: riaprire la questione costituzionale europea che il NO dei francesi e degli olandesi ha posto in sospensione.

E' all'Europa che il movimento italiano deve porre il problema di una regolazione democratica del sistema comunicativo. E' all'Europa che si deve porre il problema di un salario di cittadinanza e di un minimo salariale garantito da Timisoara a Liverpool.
Sono esigenze che il movimento italiano ha posto da tempo ma non troveranno nessuna risposta nel contesto italiano.

Da tempo vediamo sovrapporsi due prospettive, due narrazioni: da una parte la narrazione dominante è quella del liberismo infinito, quella dell'Economist e dell'IMF. Questa narrazione dice che bisogna riformare riformare riformare, nel senso che occorre ridurre il costo del lavoro, aumentare il tempo di vita sottoposto al lavoro, incrementare la produttività, la competitività, in una parola lo sfruttamento. E quanto più questa cura (a cui il pianeta è sottoposto da quasi trent'anni) produce devastazione e miseria, tanto più occorre somministrare la cura medesima.
Dall'altra parte c'è invece una narrazione emergente, sotterranea, implicita: la narrazione di un paradigma posteconomico, la narrazione di una postmodernità finalmente liberata dall'obbligo della crescita infinita, finalmente libera di porsi il problema della felicità secondo parametri che non siano soltanto economici.


3. per un riscrittura collettiva della costituzione europea come prima costituzione post-economica

La creazione d'Europa va vista dal punto di divaricazione e momento di scelta tra queste due narrazioni.
La Costituzione europea è stata bocciata perché la maggioranza della società francese e olandese l'hanno sentita come una riaffermazione (anzi come una eternizzazione) del paradigma economicista e liberista. E al momento un'alternativa non c'è.
Ricominciare da capo la scrittura della Costituzione europea significa costruire questa alternativa, a partire da un principio post-economico.

Solo un processo che coinvolga milioni di uomini e donne, e che riproponga i principi della democrazia moderna all'altezza postmoderna dei problemi può scrivere la Costituzione europea
La Carta costituzionale proposta dal ceto dirigente europeo (e bocciata dall'opinione pubblica) riproponeva, in forme più o meno adeguate, le soluzioni politiche dell'epoca moderna a problemi che l'epoca moderna non conosceva.
Le Costituzioni moderne non si posero mai il problema della televisione, perché quando furono scritte non esisteva la comunicazione elettronica. Le costituzioni moderne non si posero il problema di governare la globalizzazione perché quando furono scritte la globalizzazione non esisteva.
Né si posero il problema della precarizzazione perché non esistevano le tecnologie capaci di ricombinare il processo produttivo in condizioni di delocalizzazione spazio-temporale del lavoro.
Non si posero il problema dell'estinzione probabile della vita umana sul pianeta perché quando furono scritte questa prospettiva non si intravvedeva all'orizzonte.
Oggi sì.

La soluzione del problema italiano consiste nel riconoscere che l'Italia non ci interessa più, perché il campo è ormai un altro, ed è possibile cambiare la regola politica solo a partire da questo diverso campo. La disfatta italiana potrebbe allora divenire occasione del processo appassionante di costruzione collettiva di un governo della globalizzazione che sfugga alla dittatura dell'impresa.
Le energie e le risorse che il governo di centrosinistra può mettere a disposizione della società andrebbero rivolte verso questo scopo: dalla disfatta italiana può nascere un'Europa capace di indicare una nuova prospettiva al mondo intero.







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